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Artista Pittore Scultore Fontana Domenico
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Artista Pittore FONTANA Domenico

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Finora in Umbria non aveva mai esposto Domenico Fontana, pittore cosentino di molti estri e di forte spessore di contenuti. Adesso è ospite della Ipso Arts Gallery di via Bonazzi con una bella raccolta di opere, attorno a cui ha lavorato per un anno intero, dai molti appelli e di elaborazione tecnica certo personale. Carta appallottolata si da diventare forma in bassorilievo, colle trasparenti, fondali fatti di immagini fotografiche e ritagli di giornali, come quotidiani e concreti sono i temi elaborati. Perché Fontana guarda senza svolazzamenti retorici al presente, si impegna nel sociale, racconta a suo modo ed in rapida successione il dramma del Golfo, il pericolo dell’inquinamento, la difficile ricerca della peca universale. Non senza dimenticare la poesia sottile della maternità, la delicatezza intima di un paesaggio ideato a volo di fantasia, di uno svolazzare di colombe. Fontana realizza figure dai prepotenti contorni, poco o nulla descrittive se si vuole, quanto parte integranti della composizione e del colore. Con un dinamismo di base che diventa energia, forza espressiva, nitide scansioni. Un autore in ascesa, senz’altro. Mimmo COLETTI

Finora in Umbria non aveva mai esposto Domenico Fontana, pittore cosentino di molti estri e di forte spessore di contenuti. Adesso è ospite della Ipso Arts Gallery di via Bonazzi con una bella raccolta di opere, attorno a cui ha lavorato per un anno intero, dai molti appelli e di elaborazione tecnica certo personale. Carta appallottolata si da diventare forma in bassorilievo, colle trasparenti, fondali fatti di immagini fotografiche e ritagli di giornali, come quotidiani e concreti sono i temi elaborati. Perché Fontana guarda senza svolazzamenti retorici al presente, si impegna nel sociale, racconta a suo modo ed in rapida successione il dramma del Golfo, il pericolo dell’inquinamento, la difficile ricerca della peca universale. Non senza dimenticare la poesia sottile della maternità, la delicatezza intima di un paesaggio ideato a volo di fantasia, di uno svolazzare di colombe. Fontana realizza figure dai prepotenti contorni, poco o nulla descrittive se si vuole, quanto parte integranti della composizione e del colore. Con un dinamismo di base che diventa energia, forza espressiva, nitide scansioni. Un autore in ascesa, senz’altro. Mimmo COLETTI

Avec ce peintre italien né à Bocchigliero de Calabre, le surrèalisme se met au service des problémes de l’écologie. D’un caractèe souvent morbide << L’art de Fontana a pour but de déchainer dans notre conscience une grande quantitè d’emotions de la lutte : homme-ambiant >>.En clair, cela se traduit par les forme d’expressions d’un autodidacte, une forme d’expressionisme, des personages dèchirès, dèformès dans des couleurs. Elles n'ont plus ne sont pas étrangères aux climats particuliers que proposent les thèmes choisis par Fontana Domenico. Bernard GAUTHRON

Avec ce peintre italien né à Bocchigliero de Calabre, le surrèalisme se met au service des problémes de l’écologie. D’un caractèe souvent morbide << L’art de Fontana a pour but de déchainer dans notre conscience une grande quantitè d’emotions de la lutte : homme-ambiant >>.En clair, cela se traduit par les forme d’expressions d’un autodidacte, une forme d’expressionisme, des personages dèchirès, dèformès dans des couleurs. Elles n'ont plus ne sont pas étrangères aux climats particuliers que proposent les thèmes choisis par Fontana Domenico. Bernard GAUTHRON

Domenico Fontana è un artista calabrese che, passato attraverso forme espressive e creative diverse, ha raggiunto oggi la piena maturità. Lo testimoniano i collages presentati nella mostra di Perugia, che coniugano in modo singolare scultura e pittura. La carta è la materia che Domenico Fontana adopera per comunicare e per denunciare alienazioni e ingiustizie. E si tratta quasi sempre di carta usata e di giornali, come se l’artista volesse ripercorrere avvenimenti già consumati e recuperare in modo soggettivo la quotidianità. L’opera di Fontana infatti – ed è proprio questo il tratto più incisivo dei suoi collages – mostra, insieme e senza disarmonie, tratti onirici e un legame intimo con la realtà, traducendosi in una precisa denuncia delle violenza e della ingiustizia del tempo presente. Ma senza la ridondanza retorica di chi sale in cattedra, anzi con l’intimità e la discrezione di un osservatore attento e sensibile. Da il Messaggero Umbro

Domenico Fontana è un artista calabrese che, passato attraverso forme espressive e creative diverse, ha raggiunto oggi la piena maturità. Lo testimoniano i collages presentati nella mostra di Perugia, che coniugano in modo singolare scultura e pittura. La carta è la materia che Domenico Fontana adopera per comunicare e per denunciare alienazioni e ingiustizie. E si tratta quasi sempre di carta usata e di giornali, come se l’artista volesse ripercorrere avvenimenti già consumati e recuperare in modo soggettivo la quotidianità. L’opera di Fontana infatti – ed è proprio questo il tratto più incisivo dei suoi collages – mostra, insieme e senza disarmonie, tratti onirici e un legame intimo con la realtà, traducendosi in una precisa denuncia delle violenza e della ingiustizia del tempo presente. Ma senza la ridondanza retorica di chi sale in cattedra, anzi con l’intimità e la discrezione di un osservatore attento e sensibile. Da il Messaggero Umbro

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Artista calabrese, nativo di Bocchigliero Cosenza Domenico Fontana. Passato attraverso varie forme espressive e creative ha raggiunto la sua maturità artistica con il collage fino a rendere l’opera una sintesi di pittura-scultura. Fontana segna ineluttabilmente i limiti della storia come accadimenti, filtrandoli con l’animo di chi si fa agente modificatore del quotidiano. E’ la carta la materia che egli adopera per partecipare il proprio bisogno di comunicazione, per denunciare aberrazioni ed ingiustizie. Quindi sintesi dei due momenti : il recupero dell’usato e dell’avvenimento accaduto (fatto storico) per una lettura oggettiva degli eventi della quotidianità. Se il paesaggio rappresenta il momento idilliaco dell’esistente naturale con i malesseri che covano dentro, ben diversa è la presenza del soggetto uomo come protagonista cattivo o virus maleficus contaminante. A marcare questo tema è l’accentuazione materica e l’uso del collage contornato da segni di carta appallottolata per meglio evidenziarne il tema, i personaggi, le trame di orrori e violenza. L’opera di Fontana non è certo onirica ma aspira al sogno soprattutto quando si divincola dalla realtà e riesce a far convivere momenti d’arte come in quell’opera che, impossibilmente a chiunque, fa dialogare nel tempo Michelangelo e Picasso. Quasi una rilettura della storia dell’arte mediata dal nostro per la riconciliazione di due diverse forme pittoriche che alla fine parlano una voce unica che è il linguaggio artistico. Il nudo indefinito ha una sua sensualità mediterranea e pudica a voler ricondurre ciò alla costante meridionale che Fontana imprime nelle sue opere. Uno stile che certo deve essere ritenuto genuino ed originale lontano dalle mode ma soltanto esigenza di espressione comunicativa per quel contributo che ogni artista deve dare intorno al discorso culturale della nostra società. Si può ancora affermare che una lettura critica attenta delle opere di Fontana ci consegna messaggi che travalicano la quotidianità stessa pur facendo parte di questa. Non si può non evidenziare quel costante leit-motiv che pervade la produzione di Fontana : L’ecologia. Pulizia dentro e fuori l’uomo per garantire l’equilibrio l’opera d’arte, della natura, dell’uomo alle generazioni future. Credo sia questo tema l’assillo dell’artista : quella di rovinare tutti e tutto senza possibilità di ritorno, di restare prigionieri della quotidianità fatta di egoismi e arroganza. Fontana ha saputo comunicarci tutto quanto con la semplicità e questo elemento lo rende quasi umbro adottivo, fratello di Francesco e figlio di Brajo Fuso che per la semplicità e nella semplicità hanno vissuto insegnando umiltà e seminando la pace. Le problematiche ed il linguaggio visivo dell’opera di Fontana sono certamente da approfondire e criticamente da studiare per far meglio emergere quelle ansie, la paura, la forza e la speranza che assegna alle sue opere perché il visitatore della mostra non possa solo fermarsi a gustarne i colori ma rientrare in quella quotidianità sfuggita e rileggere avvenimenti contrapponendosi al potere (palese o occulto) con la lotta suffragata dalla speranza di cambiare le cose ed il mondo. Francesco CURTO

Artista calabrese, nativo di Bocchigliero Cosenza Domenico Fontana. Passato attraverso varie forme espressive e creative ha raggiunto la sua maturità artistica con il collage fino a rendere l’opera una sintesi di pittura-scultura. Fontana segna ineluttabilmente i limiti della storia come accadimenti, filtrandoli con l’animo di chi si fa agente modificatore del quotidiano. E’ la carta la materia che egli adopera per partecipare il proprio bisogno di comunicazione, per denunciare aberrazioni ed ingiustizie. Quindi sintesi dei due momenti : il recupero dell’usato e dell’avvenimento accaduto (fatto storico) per una lettura oggettiva degli eventi della quotidianità. Se il paesaggio rappresenta il momento idilliaco dell’esistente naturale con i malesseri che covano dentro, ben diversa è la presenza del soggetto uomo come protagonista cattivo o virus maleficus contaminante. A marcare questo tema è l’accentuazione materica e l’uso del collage contornato da segni di carta appallottolata per meglio evidenziarne il tema, i personaggi, le trame di orrori e violenza. L’opera di Fontana non è certo onirica ma aspira al sogno soprattutto quando si divincola dalla realtà e riesce a far convivere momenti d’arte come in quell’opera che, impossibilmente a chiunque, fa dialogare nel tempo Michelangelo e Picasso. Quasi una rilettura della storia dell’arte mediata dal nostro per la riconciliazione di due diverse forme pittoriche che alla fine parlano una voce unica che è il linguaggio artistico. Il nudo indefinito ha una sua sensualità mediterranea e pudica a voler ricondurre ciò alla costante meridionale che Fontana imprime nelle sue opere. Uno stile che certo deve essere ritenuto genuino ed originale lontano dalle mode ma soltanto esigenza di espressione comunicativa per quel contributo che ogni artista deve dare intorno al discorso culturale della nostra società. Si può ancora affermare che una lettura critica attenta delle opere di Fontana ci consegna messaggi che travalicano la quotidianità stessa pur facendo parte di questa. Non si può non evidenziare quel costante leit-motiv che pervade la produzione di Fontana : L’ecologia. Pulizia dentro e fuori l’uomo per garantire l’equilibrio l’opera d’arte, della natura, dell’uomo alle generazioni future. Credo sia questo tema l’assillo dell’artista : quella di rovinare tutti e tutto senza possibilità di ritorno, di restare prigionieri della quotidianità fatta di egoismi e arroganza. Fontana ha saputo comunicarci tutto quanto con la semplicità e questo elemento lo rende quasi umbro adottivo, fratello di Francesco e figlio di Brajo Fuso che per la semplicità e nella semplicità hanno vissuto insegnando umiltà e seminando la pace. Le problematiche ed il linguaggio visivo dell’opera di Fontana sono certamente da approfondire e criticamente da studiare per far meglio emergere quelle ansie, la paura, la forza e la speranza che assegna alle sue opere perché il visitatore della mostra non possa solo fermarsi a gustarne i colori ma rientrare in quella quotidianità sfuggita e rileggere avvenimenti contrapponendosi al potere (palese o occulto) con la lotta suffragata dalla speranza di cambiare le cose ed il mondo. Francesco CURTO

Sembrano le opere di Domenico Fontana delle composizioni maiolicate. In altro luogo d’osservazione si potrebbe pensare ad una sorta di privilegio del cromatismo che per esprimersi appieno necessiti di riflessi splendenti tali da accreditare la circostanza della meraviglia e del sogno che trascolora l’osservazione filtrata attraverso le categorie che presiedono un diffuso lirismo interiore. In entrambi i casi, riteniamo, non sia necessario all’osservatore la semplice attitudine a farsi coinvolgere da epidermici fascini propri dell’accattivante estetismo. In realtà esiste la perseverante circostanza che discende dai riverberi della favola, ma tale ricorrenza è una esigenza di metafora che l’autore utilizza per una sorta di omaggio cromatico che, a volte, fa pensare anche all’ordito giocoso ai limiti della citazione tecnica quando ricorre con duechampiana strizzata d’occhio alla formulazione d’atmosfera da bassorilievo incastonata nell’apparato del quadro, prima, e poi incorniciata e delimitata dalla cornice come isola di codificazione e di ripensamento seppure non definitivo seppure prossima alla precarietà tipica che scaturisce dalla creazione fantastica. In effetti l’escamotage del luccichio proprio della maiolica è contenuto nell’uso originale della carta, è evidente il richiamo a certe esperienze d’arte povera, rivissuto con personale piglio interpretativo e, quindi, sul piano della simbologia ideale più che dell’attaccamento a itinerari consumati dalla storia. Si tratta, cioè, di esaltare in modo anche ironico o tentazione celebrativa e rituale, la manipolazione della materia e del colore come supporto possibile nella texture dell’opera. Fontana, allora, con spirito provocatorio e trasgressivo per quel tanto che basta a demitizzare luoghi anche barocchi d’una certa cultura alternativa abusati o strumentalizzati, gioca con il collage e spazza via il campo da probabili riferimenti inariditi dalle ideologie quando popola le sue opere di riferimenti alle cronache tragicamente misteriose e impunite che hanno oscurato la vita sociale del nostro paese negli ultimi venti anni: gli anni di piombo, Ustica e i tanti altri avvenimenti di corruzione politica che hanno costellato il tormentato universo del nostro vivere l’attualità al tragico rimbombo del tam tam dei mezzi di comunicazione di massa. Da qui il ricorso compositivo ai pezzi di quotidiani e alle immagini lacerate di Fontana che servono come significative promemoria, ma si impone soprattutto come monito e desiderio di riappropriarsi di valori quale l’onestà civica, l’amore per la libertà e la democrazia, la giustizia radicata in particolare nella solidarietà e nel cristallino procedere della convivenza sociale. Giuseppe MARADEI

Sembrano le opere di Domenico Fontana delle composizioni maiolicate. In altro luogo d’osservazione si potrebbe pensare ad una sorta di privilegio del cromatismo che per esprimersi appieno necessiti di riflessi splendenti tali da accreditare la circostanza della meraviglia e del sogno che trascolora l’osservazione filtrata attraverso le categorie che presiedono un diffuso lirismo interiore. In entrambi i casi, riteniamo, non sia necessario all’osservatore la semplice attitudine a farsi coinvolgere da epidermici fascini propri dell’accattivante estetismo. In realtà esiste la perseverante circostanza che discende dai riverberi della favola, ma tale ricorrenza è una esigenza di metafora che l’autore utilizza per una sorta di omaggio cromatico che, a volte, fa pensare anche all’ordito giocoso ai limiti della citazione tecnica quando ricorre con duechampiana strizzata d’occhio alla formulazione d’atmosfera da bassorilievo incastonata nell’apparato del quadro, prima, e poi incorniciata e delimitata dalla cornice come isola di codificazione e di ripensamento seppure non definitivo seppure prossima alla precarietà tipica che scaturisce dalla creazione fantastica. In effetti l’escamotage del luccichio proprio della maiolica è contenuto nell’uso originale della carta, è evidente il richiamo a certe esperienze d’arte povera, rivissuto con personale piglio interpretativo e, quindi, sul piano della simbologia ideale più che dell’attaccamento a itinerari consumati dalla storia. Si tratta, cioè, di esaltare in modo anche ironico o tentazione celebrativa e rituale, la manipolazione della materia e del colore come supporto possibile nella texture dell’opera. Fontana, allora, con spirito provocatorio e trasgressivo per quel tanto che basta a demitizzare luoghi anche barocchi d’una certa cultura alternativa abusati o strumentalizzati, gioca con il collage e spazza via il campo da probabili riferimenti inariditi dalle ideologie quando popola le sue opere di riferimenti alle cronache tragicamente misteriose e impunite che hanno oscurato la vita sociale del nostro paese negli ultimi venti anni: gli anni di piombo, Ustica e i tanti altri avvenimenti di corruzione politica che hanno costellato il tormentato universo del nostro vivere l’attualità al tragico rimbombo del tam tam dei mezzi di comunicazione di massa. Da qui il ricorso compositivo ai pezzi di quotidiani e alle immagini lacerate di Fontana che servono come significative promemoria, ma si impone soprattutto come monito e desiderio di riappropriarsi di valori quale l’onestà civica, l’amore per la libertà e la democrazia, la giustizia radicata in particolare nella solidarietà e nel cristallino procedere della convivenza sociale. Giuseppe MARADEI

Fontana è pittore dotato di una naturale, sofferta, intensa consapevolezza dei valori che permeano la vita e che la rendono avventura emozionante in ogni momento, pur di disagio e di sofferenza, di consapevolezza e perfino di rassegnata constatazione dei mali che l’affliggono fino a renderne a volte intollerabile lo scorrere. Le forme e le figure ricorrenti nel suo messaggio artistico stanno a testimoniare di una complessa serie di messaggi di cui l’artista è portatore,senza tuttavia esserne grigio latore. Alla celebrità macerante dei temi approfonditi nei penetrali dell’anima s’associa infatti e su di essa spesso campeggia la poetica gioia ed il trasporto verso immagini in cui lo spessore concettuale dell’ordito sottostante alla figura costituisce il trampolino da cui librarsi verso slanci di genuino lirismo figurativo. Cosi i mali del mondo, gli inquinanti messaggi di una civiltà dei consumi che tutto involve nelle spire delle sostanze plastiche e delle polluzioni tossiche vengono ad impattarsi con iterazioni quasi ossessive sull’equilibrio e l’armonia delle forme umane, di cui tuttavia l’artista riafferma l’angosciosa centralità e l’esigenza di collocazione delle stesse a misura delle cose.Nel grido di dolore che talora promana dalle sue opere si intravede la luce della speranza in una affrancazione del male – concepito come scarnificante elemento di sofferenza fisica e morale – ed il desiderio della riscoperta di una dimensione gioiosa del vivere. Carlo MENDICINO

Fontana è pittore dotato di una naturale, sofferta, intensa consapevolezza dei valori che permeano la vita e che la rendono avventura emozionante in ogni momento, pur di disagio e di sofferenza, di consapevolezza e perfino di rassegnata constatazione dei mali che l’affliggono fino a renderne a volte intollerabile lo scorrere. Le forme e le figure ricorrenti nel suo messaggio artistico stanno a testimoniare di una complessa serie di messaggi di cui l’artista è portatore,senza tuttavia esserne grigio latore. Alla celebrità macerante dei temi approfonditi nei penetrali dell’anima s’associa infatti e su di essa spesso campeggia la poetica gioia ed il trasporto verso immagini in cui lo spessore concettuale dell’ordito sottostante alla figura costituisce il trampolino da cui librarsi verso slanci di genuino lirismo figurativo. Cosi i mali del mondo, gli inquinanti messaggi di una civiltà dei consumi che tutto involve nelle spire delle sostanze plastiche e delle polluzioni tossiche vengono ad impattarsi con iterazioni quasi ossessive sull’equilibrio e l’armonia delle forme umane, di cui tuttavia l’artista riafferma l’angosciosa centralità e l’esigenza di collocazione delle stesse a misura delle cose.Nel grido di dolore che talora promana dalle sue opere si intravede la luce della speranza in una affrancazione del male – concepito come scarnificante elemento di sofferenza fisica e morale – ed il desiderio della riscoperta di una dimensione gioiosa del vivere. Carlo MENDICINO

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